Friday, December 15, 2017

GUIDA a TRANQUI2

Consiglio ai lettori che visitano per la prima volta TRANQUI2  i post che ritengo essenziali: i due su Giovanni Matteucci e la recensione di "L'arte contemporanea" di Vettese edito da Il Mulino. I punti fondamentali risiedono nella terminologia manipolata e nel metodo antistorico da loro utilizzati per descrivere i fenomeni artistici.

http://tranqui2.blogspot.it/2013/03/il-saggio-groviera-larte-contemporanea.html

http://tranqui2.blogspot.it/2015/06/giovanni-matteucci-2-i-salvagenti.html

http://tranqui2.blogspot.it/2013/04/giovanni-matteucci-la-critica-darte-e.html

Monday, December 11, 2017

>>> Alessandro Michele >>>Michele Danieli >>>Daniele K: caso GUCCI - PITTI

 Nel blog di Michele Danieli sul caso Gucci - Pitti...

DSK ha detto:
Alessando + Michele + Michele + Danieli? >>> considerando l’ironia e la jeunesse che si respira in questo blog sarebbe stato lecito aspettarsi una lettura un po’ meno ovvia professorale dell’evento Palazzo Pitti che va visto con uno sguardo allenato alle subculture giovanili e al fashion design. Gli orrori della cultura contemporanea stanno da tutt’altra parte, nelle lobby dell’arte, nelle pretestuose iperspecializzazioni, nella mancata valorizzazione dei talenti, nei musei d’arte contemporanea usati per far politica. Quindi ben venga la collezione Gucci (con le cautele necessarie, naturalmente, e senza le luci roventi che già nello studio di qualche fotografo han fatto squagliare i quadri) che è costata quanto la moda è sempre stata pagata in ogni epoca comprese quelle “fotografate” nelle cornici a foglia oro di Pitti che ogni tanto un pochino di stile “siglo de oro” Dolce&Gabbana l’hanno pure loro. C’è un termine per capire il pensiero dietro il lavoro di Alessandro Michele – Gucci: fluidità. La fluidità del fashionista accanito le manca, caro Danieli, ma impegnandosi potrà recuperare >>>difficult not to feel a little bit disappointed

micheledanieli ha detto:
Gentilissimo,
ma si figuri se io ho qualcosa contro Alessandro Michele o contro Gucci.
Se legge bene vedrà che mi fanno un po’ impressione, ma niente di più.
Certo, “capire il pensiero dietro il lavoro di Alessandro Michele” è fuori dalla mia portata, questo lo ammetto.
E ammetto anche più di una deriva D&G nelle cornici Pitti, giustissima osservazione.
Cercherò allora di essere più chiaro: mi sembra incredibile che il direttore di uno dei più importanti Musei del mondo sia ansioso di trasformare gli Uffizi in un “marchio”, in modo da poterlo svendere a una sedicente upper class che dimostra il massimo disinteresse per gli oggetti ivi contenuti (che sono poi il motivo per il quale il Museo esiste).
Questo è il punto.
Poi ci sarebbe la questione delle nomine dei direttori, dei veri motivi eccetera.
Ma questo sarebbe davvero un discorso di poca jeunesse.
MD

Sunday, December 10, 2017

>>>Angela Vettese e l'artista che sia accoppia con i cani e defeca in pubblico: il gusto di chi disprezza gli artisti italiani (su Arte Fiera Bologna)


>>>caricature of Vettese as Pinocchia spitting on Italian artists

>>>Con l'ipocrisia che sembra essere il suo marchio di fabbrica o forse condizionata dall'estetica dell'inautentico di cui è una delle italiche promotrici, Vettese rilascia un'ultima intervista per esternare disprezzo come di consueto non verso il sistema marcio e i poteri forti, ma puntando verso il basso contro il segmento più debole, gli artisti italiani. Ogni esternazione di Lady V. va tradotta tenendo conto del vocabolario mentale lobbista: quando parla di "artisti italiani" lei sta pensando al circolo dei creativi suoi protegé ed in effetti cita la Biscotti che figura nella lista della lobby-archivio Italian Area. In quanto al genericissimo "noi siamo classici" mai "convinti fino in fondo" (sempre riferito agli artisti italiani), anche questo punto richiede un chiarimento, soprattutto per chi non conosce il suo percorso di "critica d'arte" (tra molte virgolette). Per i parametri di gusto di Vettese che interpertano il senso del tragico con un sensazionalismo assolutamente gratuito come in quel performer da lei magnificato (ma molto amato anche da Chiara Bertola) che per realizzare metafore artistiche si fa fotografare accoppiato con i cani, rilascia escrementi in pubblico e si fa chiudere in gabbia naked, qualsiasi operazione intellettuale non condizionata da una preoccupazione dimostrativa attraverso l'iperbole (in addizione o in sottrazione), qualsiasi opera che presenti un certo grado di raffinatezza intellettuale suggerita e non urlata non viene nemmeno presa in considerazione oppure bollata come "classica" in quanto mancante di eccessi pretestuosi e giullareschi (anche quando vorrebbe proporsi stilisticamente rigorosa). Sono quindi artisti multiuso, i suoi: non solo li spostano come pedine sulla scacchiera, ma all'occorrenza fanno anche da bersaglio di malumori e lune storte. Se Vettese pensa che gli artisti siano tutti disposti a fare i cani e defecare in pubblico per compiacere il suo cinismo e cattivo gusto...
Lei, Riccardo Caldua, Chiara Bertola incentivano gli artisti a pratiche di facile sensazionalismo. L'abbiamo ben capito di vivere un momento tragico, tragicissimo: fintanto che personaggi così strumentalizzeranno a fini ideologici l'arte italiana come nei periodi più bui della storia del nostro Paese...

Dall'intervista di Roberta Scorranese:

È innegabile però che il discorso sull' arte abbia finito per prendere (o quasi) il sopravvento sulle opere e sugli artisti. Forse sono gli stessi creativi che convincono poco, con poetiche deboli? 

«Credo che gli artisti italiani oggi non abbiano ben capito di vivere un momento tragico. In fondo, la famiglia, anche se ammaccata, regge bene come stato sociale; la maggior parte dei giovani, pur se tra mille difficoltà, ha una casa di famiglia e può ancora contare sul sostegno dei genitori. Questo li porta a usare un linguaggio rassicurante, o nel tema o nella forma. Anche quando ci sono esperienze più dirompenti (penso per esempio a Rossella Biscotti che ha realizzato bei lavori come quello sul caso Moro), trovo sempre una componente criptica, come se non si fosse convinti fino in fondo. Diceva un vecchio adagio cinese: Dannato è chi vive un tempo interessante . E questo è un tempo molto interessante. Ma noi siamo classici. Io non amo l' arte dionisiaca, però giro il mondo e vedo esperienze molto più entusiasmanti laddove i problemi enormi (che sono ovunque, lo ripeto, anche da noi) sono percepiti come tali».


Le questioni della terminologia spostata ed il metodo antistorico utilizzati da V per descrivere i fenomeni artistici sono messi a fuoco con più precisione nel post recensione del saggio "L'arte contemporanea"edito da Il Mulino.
http://tranqui2.blogspot.it/2013/03/il-saggio-groviera-larte-contemporanea.html

Sunday, November 5, 2017

Sunday, July 30, 2017

La virgola di Wilde

Quella che c'è tra "nascere, morire"
Quella che c'è tra "scrittore, pittore"
Quella che c'è tra "Jeanne, Modigliani"
tra "Vriesendorp, Koolhaas"
tra "Verlaine, Rimbaud"
Quella che c'è tra "Savinio, De Chirico"
tra "Kahlo, Rivera"
tra "Wilde, C.3.3."
tra "Sebastian Melmoth, C.3.3."
tra "veglia, sonno"
tra "inspirare, espirare"
Quella che c'è tra "certo, dubbio"
Quella che c'è tra "io, tutti"
Quella che c'è tra "... , ..."
Quella che c'è tra "curator porn, Bakargiev"
Quella che c'è tra "Adamo, Eva"
Quella che c'è tra "amici, amanti"
tra "nemici, amanti"
tra "nemici, amici"
tra "amici, nemici"
Quella che c'è tra "dentro, fuori"
tra "prima, dopo"
tra "sempre, mai"
tra "mai, sempre"
Quella che c'è tra "fratelli, van Gogh"
Quella che c'è tra "fotografo, artista"
Quella che c'è tra "A, Z"
Quella che c'è tra "grande, architetto"
Quella che c'è tra "maluccio, benino"
Quella che c'è tra "quindi, dunque"
Quella che c'è tra "così, è"

Wednesday, May 3, 2017

Sunday, April 30, 2017

Beatrice Merz "figliadimarioemarisamerz" il CV horror

>>>andate a dare un'occhiata al sito sito della Fondazione Merz. Da quanto è scritto Beatrice Merz non è più sotto la label figliadimarioemarisamerz = figlia di Mario e Marisa Merz! Def'ezzere succezzo un qualkosa! Sono preokkupatizzimo!


Ecco qui il precedente curriculum da me anche fotografato in cui ci viene spiegato (nel sito dell'omonima fondazione) che Beatrice è senza ombra di dubbio "figliadimarioemarisamerz":
Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz, è nata in Svizzera il 5 agosto 1960. Vive e lavora a Torino. Accanto a esperienze curatoriali (due retrospettive, una dedicata a Gilberto Zorio e l’altra a Giovanni Anselmo, una mostra sull’Arte Povera a Oslo e alcune rassegne di giovani artisti), l’attività principale è stata sempre quella editoriale. Ha fondato nel 1986, e tuttora dirige, la casa editrice hopefulmonster specializzata in libri e cataloghi d’arte contemporanea. Nel 2005 inaugura la Fondazione Merzun progetto fortemente voluto insieme al padre. Dal 2010 è direttore del Castello di Rivoli.
Sottolineo che grazie a questo curriculum su cui ogni commento è superfluo, la "figlia di Mario e Marisa Merz" è riuscita persino ad avere un'influenza sulla Muve, la Fondazione Musei Civici di Venezia, conseguentemente alla sua posizione interna al "gruppo d'influenza" dell'AMACI. That's incredible! Questa è l'arte italiana di oggi. E, per chi conosce i retroscena, con gli artisti succede di peggio!