Sunday, July 30, 2017

La virgola di Wilde

Quella che c'è tra "nascere, morire"
Quella che c'è tra "amore, mio"
Quella che c'è tra "scrittore, pittore"
Quella che c'è tra "prosa, poesia"
Quella che c'è tra "Jeanne, Modigliani"
Quella che c'è tra "Vriesendorp, Koolhaas"
Quella che c'è tra "Verlaine, Rimbaud"
Quella che c'è tra "Savinio, De Chirico"
Quella che c'è tra "Kahlo, Rivera"
Quella che c'è tra "bluff, Pivi"
Quella che c'è tra "Jekyll, Hyde"
Quella che c'è tra "dubbio, certezza"
Quella che c'è tra "io, tutti"
Quella che c'è tra "... , ..."
Quella che c'è tra "curator porn, Bakargiev"
Quella che c'è tra "Adamo, Eva"
Quella che c'è tra "amici, amanti"
Quella che c'è tra "nemici, amanti"
Quella che c'è tra "nemici, amici"
Quella che c'è tra "amici, nemici"
Quella che c'è tra "dentro, fuori"
Quella che c'è tra "fratelli, van Gogh"
Quella che c'è tra "fotografo, artista"
Quella che c'è tra "A, Z"
Quella che c'è tra "Cristo, Dio"
Quella che c'è tra "grande, architetto"
Quella che c'è tra "male, bene"
Quella che c'è tra "quindi, dunque"
Quella che c'è tra "così, è"

Wednesday, July 26, 2017

Venezia: l'intolleranza non è segno di civiltà. Multe a tutti tranne che ai lobbisti

Mi capitò tra le mani tempo fa un prezioso volumetto in cui D'Annunzio, con una prosa come sempre alata, insieme alla descrizione dei teleri della Scuola di S.Rocco, annotava nel suo diario veneziano gli echi delle grida dei ragazzini che in quell'assolato pomeriggio estivo nuotavano nell'adiacente canale. La gustosa trouvaille mi richiamò alla mente tanti ricordi e aneddoti tra cui i racconti paterni dei bagni adolescenziali nel Canale della Giudecca, le immagini del documentario  "I nua - Nuotano" di Enzo Luparelli, innumerevoli incisioni e dipinti che restituiscono il rapporto diretto, fisico, esperienziale, di una cultura e di un popolo con l'elemento della vita: l'acqua.

I quotidiani di oggi annunciano il definitivo giro dei vite voluto dall'attuale Giunta sul "decoro" contro la deleteria "inciviltà" dei turisti che deturperebbero l'immagine della città. Multe per tutti: vietato camminare a torso nudo - 200 euro, vietato bagnare i piedi nel canale, vietato suonare e cantare senza autorizzazione - 400 euro, vietato anche solo trascinare la bicicletta per le calli - 100 euro, vietato sostare a S.Marco per mangiarsi un panino in santa pace - 200 euro, vietato gettare una carta per terra (ma qui a S. Croce i bidoni della spazzatura sono spariti), vietato, vietato, vietato. La campagna isterica per il "decoro" registra l'approvazione delle consuete associazioni sempre pronte a sputare verso il basso ma piuttosto timide e remissive quando ci sarebbe da puntare il dito contro qualche salotto influente o contro i colletti bianchi della nomenclatura.

"La  Campagna social e testimonial. L’assessore al Turismo Paola Mar annuncia che a breve la campagna #EnjoyRespectVenezia partirà anche sui social. Le regole della buona educazione saranno così moltiplicate grazie a Twitter, Istagram e Facebook. Nella divulgazione saranno coinvolte anche le partecipate e le società del Comune, da Veritas a VeneziaUnica fino alla Fondazione Musei civici".


A quanto leggiamo, partecipano al coro dei nuovi corifei "sorvegliare e punire" anche i grandi baracconi delle partecipate e financo MUVE, la famigerata fondazione preda negli anni dei più spaventosi lobbismi a partire dall'AMACI, la Gabriella Belli, i protegé della Fondazione Merz, gli allegri comitati direttivi, per non dimenticare l'avversione di chi ha guidato per lustri i Musei Civici ignorando le categorie produttive e gli artisti del territorio.
Più che con l'educazione e la distribuzione di materiale informativo, la "civiltà" del Comune si manifesta con l'inasprimento delle sanzioni come oggi pare sia di moda perché evidentemente non conta il messaggio in sé come fatto educativo. Esso deve essere quantificato in denaro sonante e per questo i vigili saranno dotati di terminale Pos; prassi tanto più grave considerando che bersaglio di tale insensatezza sono anche giovani e giovanissimi dalle limitate risorse che possono reagire nei modi più incontrollabili. Per alcuni di loro 450 euro significano uno stipendio. A tutt'oggi mancano in certi luoghi a rischio dove effettivamente esiste un pericolo reale - Rialto - Ponte delle Costituzione - (pericolo che nulla ha che fare con il "decoro") cartelli informativi adeguati che segnalino i rischi connessi a certe spericolate bravate.

Per l'attuale amministrazione è più auspicabile che un turista svenga per le ben note temperature africane anziché infranga il "decoro" inteso in senso borghese-perbenista cercando un po' di refrigerio o togliendosi la t-shirt (la proibizione vale anche per chi pratica lavori usuranti oppresso dalla canicola estiva?).
Avrei molto da ridire anche sulla questione "rifiuti": in altri paesi lasciare fuori di casa un elettrodomestico con la scritta "funzionante" non è certo segno di inciviltà ma, anzi, testimonia una cultura della ridistribuzione del bene comune. Uno Stato che accentra a sé tutte le risorse, sanziona prima di informare e dimostra intolleranza per le manifestazioni culturali spontanee certifica fino a che punto l'oscena filosofia negativa del denaro, del calcolo, abbia esautorato quella dei valori e della gratuità, la vera pedagogia come valore educativo verso i giovani. Di fatto con l'alibi del "decoro" si espropria l'uso di un bene comune trasformandolo in un problema quasi privatistico.

Tutto ciò che non è "di Stato" e "per lo Stato" si avvia nella Venezia di oggi ad essere giudicato contrario al "decoro" forse fino al punto che - chi se lo ricorda? - rivedremo ancora solerti divise multare e spaventare a morte dei bambini che giocano a campanon in un campo perché imbrattano il selciato. Non potevano allora spillargli 450 euro!

Una mia amica artigiana intagliatrice che aprì un laboratorio anni fa si vide arrivare cinque, e ripeto cinque, vigili per un controllo sull'attività: le fu impedito di esporre un bicchiere in vetro  in quanto non regolare. Ad altri amici artigiani fu contestato che la merce esposta non rispettava la distanza in centimetri dalla vetrina.

(post in progress, testo e correzioni in via di stesura)

IL VENDITORE DI CANNOLE. LE ARTI CHE VANNO PER VIA NELLA CITTA' DI VENEZIA di Gaetano Zompini (prima edizione Venezia 1753). Curiosa, sullo sfondo, la fotografia dei giovani che si tuffano nel canale. Sul tema esiste un breve documentario "I NUA" (nuotano) di Enzo Luparelli.
http://www.ilcorto.it/ilResto_AV/INUA.htm

Wednesday, May 3, 2017

Sunday, April 30, 2017

Beatrice Merz "figliadimarioemarisamerz" il CV horror

Invito i lettori di Tranqui2 di dare un'occhiata al sito sito della Fondazione Merz,  da quanto è scritto Beatrice Merz non è più sotto la label figliadimarioemarisamerz = "figlia di Mario e Marisa Merz"! Cosa è successo?! Sono preoccupatissimo!


Ecco a voi qui il precedente curriculum, da me anche fotografato in cui spiegato (nel sito dell'omonima fondazione) che Beatrice è senza ombra di dubbio "figliadimarioemarisamerz":
Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz, è nata in Svizzera il 5 agosto 1960. Vive e lavora a Torino. Accanto a esperienze curatoriali (due retrospettive, una dedicata a Gilberto Zorio e l’altra a Giovanni Anselmo, una mostra sull’Arte Povera a Oslo e alcune rassegne di giovani artisti), l’attività principale è stata sempre quella editoriale. Ha fondato nel 1986, e tuttora dirige, la casa editrice hopefulmonster specializzata in libri e cataloghi d’arte contemporanea. Nel 2005 inaugura la Fondazione Merzun progetto fortemente voluto insieme al padre. Dal 2010 è direttore del Castello di Rivoli.
Sottolineo che grazie a questo curriculum su cui ogni commento è superfluo, la "figlia di Mario e Marisa Merz" è riuscita persino ad avere un'influenza sulla Muve, la Fondazione Musei Civici di Venezia, conseguentemente alla sua posizione interna al "gruppo d'influenza" dell'AMACI. That's incredible! Questa è l'arte italiana di oggi. E, per chi conosce i retroscena, con gli artisti succede di peggio!